Vent’anni di attività, 5.470.000 metri cubi di materiale autorizzato e alcune domande sul futuro del paesaggio della Val d’Astico.
Nel corso del 2025 si è concluso l’iter
regionale relativo al progetto di variante della cava “La Marogna” di
Valdastico.
Dalla documentazione regionale emergevano alcuni
numeri che ritengo interessanti.
La garanzia
Era prevista una garanzia di 2.116.000 euro,
sotto forma di deposito cauzionale o fideiussione, a tutela degli obblighi
previsti dall’autorizzazione e dal piano di gestione dei rifiuti di estrazione.
Era inoltre previsto un versamento di 208.330
euro come misura compensativa forestale per una superficie di 119.050 metri
quadrati già disboscata.
Vent’anni
Il progetto manteneva un volume utile di
materiale estraibile di 5.470.000 metri cubi, già previsto dalla
precedente autorizzazione.
Il parere favorevole di compatibilità ambientale
espresso nel dicembre 2025 aveva una validità di 20 anni. Anche i lavori
di coltivazione e sistemazione erano previsti entro 20 anni.
L’autorizzazione paesaggistica aveva invece una
durata di 5 anni.
Polveri e controlli
La documentazione prevedeva diverse prescrizioni
per limitare le polveri e l’imbrattamento della viabilità: bagnatura delle
piste e dei piazzali, lavaggio delle ruote dei mezzi, copertura dei materiali
trasportati e altre misure di contenimento.
Era inoltre previsto il monitoraggio ambientale
dell’atmosfera e il controllo dei materiali destinati alla ricomposizione,
compresa la ricerca di PFAS e, in particolare, del PFBA.
Una domanda
rimane
Non si tratta di mettere in discussione le
valutazioni degli enti che hanno esaminato il progetto.
Ma davanti a un'attività destinata a interessare
il territorio per un periodo così lungo, una domanda credo sia legittima:
tra vent’anni, quale sarà l’aspetto di questo
versante della Val d’Astico?
La risposta oggi non la possiamo conoscere.
Sarà il tempo, insieme ai controlli previsti e
agli interventi di ricomposizione, a mostrarci quale sarà il risultato finale.
Perché i progetti si leggono sulla carta.
Il paesaggio, invece, lo vediamo tutti.
gino
Nota:
Questo articolo si basa esclusivamente su informazioni e documentazione di natura pubblica, citate con finalità informative e di riflessione sul territorio. Le considerazioni espresse rappresentano esclusivamente opinioni e interrogativi dell’autore e non intendono attribuire responsabilità, comportamenti illeciti o giudizi negativi a persone, enti o imprese. Per eventuali valutazioni tecniche, amministrative o ambientali si fa riferimento agli atti e alle competenze degli enti preposti.