Ci sono legami che non hanno bisogno di molte parole. Resistono alle distanze, alle lingue diverse e persino al tempo. Quella che voglio raccontarvi è una piccola storia di affetto, memoria e riconoscenza. Una storia che, in qualche modo, unisce persone lontane e attraversa persino il confine tra la terra e il cielo.
Mia mamma, Emilia — per tutti noi la
Milia — ci ha lasciati l’11 agosto scorso.
Chi l'ha conosciuta sa quanto fosse speciale,
quella sua capacità di prendersi cura degli altri attraverso gesti semplici,
silenziosi e pieni di attenzione. Non so spiegare bene come sia successo, ma
tra lei, il mio amico Jim Sartori e sua moglie Jan era nata una
rara e autentica sintonia.
Nonostante non parlassero la stessa lingua,
bastavano uno sguardo, un sorriso o un abbraccio per capirsi. Ogni volta
che sentivo Jim, la sua prima domanda era quasi sempre la stessa:
“Come sta Emilia?”
Jim porta con sé un legame importante con il
nostro paese. Suo nonno, Paolo Sartori, è una figura storica di
Valdastico: a lui è intitolata la via dove vivo ed è ricordato anche per aver
fondato, attraverso una sua donazione, la casa di riposo per anziani Casa
Nostra.
SETTEMBRE 2022
Negli anni, da quando io e Jim siamo diventati
amici, mia mamma aveva preso a cuore anche la tomba della sua famiglia. La
teneva in ordine e, quando poteva, portava dei fiori. Lo faceva semplicemente
perché sentiva che era una cosa giusta da fare. Jim lo sapeva e ne era
profondamente grato.
Avevo raccontato a Jim che la mamma stava poco
bene. Quando è venuta a mancare, ad agosto, mi ha chiamato per chiedermi come
potesse fare una donazione in sua memoria.
Inizialmente gli ho parlato dell’AIRC, alla quale sono stati destinati anche i fondi raccolti durante il funerale. Ma Jim mi ha poi chiesto se fosse possibile fare una donazione proprio a Casa Nostra, la struttura fondata da suo nonno Paolo.
Devo essere sincero: è stato un gesto che mi ha
toccato profondamente.
Il 18 settembre Jim è venuto a trovarmi insieme a
sette dei suoi amici. Quando ci siamo incontrati e ci siamo guardati negli
occhi, con le lacrime che entrambi facevamo fatica a trattenere, gli ho detto
una cosa che sento davvero nel profondo del cuore:
“Mi fa immensamente piacere che la Milia possa,
indirettamente, continuare a fare del bene anche dai Campi Elisi.”
Sono certo che lassù abbia già incontrato il
nonno di Jim.
E chissà… magari adesso sono insieme e, da lassù,
pregano per tutti noi e per questo mondo che a volte sembra davvero impazzito.
Quello che mi rimarrà dentro, al di là del valore
economico della donazione, è la straordinaria semplicità e autenticità di
questo legame: persone nate e cresciute in luoghi lontani, con lingue e storie
diverse, che hanno trovato un modo tutto loro per volersi bene.
Forse è proprio questo che ci lascia la Milia: il
bene, quando è sincero, non finisce con noi. Continua a camminare, passa da una
persona all’altra e, qualche volta, riesce persino a superare il tempo e le
distanze.
Grazie Jim. Grazie Jan.
E grazie mamma.
