L’11 agosto 2026, alle 18:41 e 40 secondi, la terra ha tremato.
Un terremoto di magnitudo 1.8, registrato
dall’INGV a circa 3 chilometri a ovest di Valdastico, a una profondità di 11
chilometri.
Niente di grave, per fortuna. Una piccola scossa,
ma abbastanza per essere sentita.
E sapete dove ho guardato subito?
Verso la nostra cava.
Perché l’epicentro era proprio da quelle parti.
Ora, sia chiaro: non vorrei mai pensare che la
montagna si sia arrabbiata per come la stanno trattando.
Ci mancherebbe.
Non vorrei mai arrivare a tanto.
Però un pensierino, ogni tanto, credo che si
possa anche fare.
Perché quella montagna, un tempo, era una specie
di riserva. Non si poteva toccare, non si poteva modificare, non si poteva fare
quasi niente.
Poi sono arrivati i tempi moderni.
“Gino, i tempi cambiano.”
È vero.
“Gino, sei un tipo all’antica. Sei contro il
progresso.”
Può darsi.
E probabilmente hanno anche ragione a pensarlo.
Però io una cosa continuo a dirla:
se questo è il progresso, io non ho tutta questa
fretta di farne parte.
Naturalmente non sto dicendo che il terremoto sia
stato provocato dalla cava.
Non sono diventato geologo tutto d’un tratto.
E poi una magnitudo 1.8 non è certo la montagna
che si mette a fare la rivoluzione.
Però quella piccola scossa, proprio lì, mi ha
fatto sorridere.
Perché mi è venuto da pensare che, magari, la
montagna abbia semplicemente voluto ricordarci che, nonostante tutto quello che
facciamo, sotto i nostri piedi è ancora lei a comandare.
E fin qui sarebbe già una bella coincidenza.
Ma ce n’è un’altra.
Ed è quella che mi farà ricordare per sempre
quell’11 agosto.
Non per il terremoto.
Non per la magnitudo.
Non per l’epicentro.
Ma per quello che è successo circa mezz’ora dopo.
È morta la persona più importante della mia vita.
Mia madre.
La Milia.
Ed è qui che quella giornata, per me, ha assunto
qualcosa di difficile da spiegare.
Prima la terra che trema.
Poi, mezz’ora dopo, la Milia che se ne va.
E allora lasciatemi fare una piccola fantasia.
Magari la montagna non ce l’aveva con la cava.
Magari non ce l’aveva con nessuno.
Magari la Milia, prima di andarsene, ha pensato
di dare un’ultima occhiata alla valle che aveva davanti agli occhi da tutta la
vita.
E magari, guardando la montagna, avrà pensato:
“Va ben, prima de andar via ghe dago una
sistemada.”
Una piccola scossa.
Giusto per farsi sentire.
E mezz’ora dopo, una scossa molto più forte al
cuore di suo figlio.
Naturalmente è solo una coincidenza.
Lo so.
Non c’è niente di scientifico in quello che sto
raccontando.
Ma certe coincidenze, quando capitano nella
nostra vita, diventano difficili da ignorare.
La Milia quella montagna l’ha vista per tutta la
sua vita.
L’ha vista cambiare, l’ha vista lavorare, l’ha
vista trasformarsi.
Forse, se davvero le montagne potessero parlare,
avrebbe avuto qualcosa da dirle.
Io, per il momento, mi accontento di pensare che
quel piccolo terremoto sia stato soltanto un saluto.
Prima ha tremato la terra.
Poi se n’è andata la Milia.
E io quell’11 agosto 2026 me lo ricorderò per
sempre.
Non per la scossa.
Per lei. gino
