Qualche giorno fa avevo raccontato un sogno di mia mamma. Allora era ancora qui, accanto a me. Oggi, invece, quel sogno ha assunto un significato diverso.
La mia mamma non c'è più.
Se n'è andata serenamente, con la mia mano nella sua.
Negli ultimi giorni mi diceva spesso che sognava molto.
Le chiedevo:
«Ma sono sogni belli o brutti?»
Lei sorrideva e mi rispondeva:
«Sono solo sogni belli.»
Poi aggiungeva una frase che mi faceva riflettere:
«Non sogno mai di te.»
Mi sembrava strano. Io ero sempre accanto a lei, ogni giorno. Eppure, nei suoi sogni, non c'ero.
Un giorno iniziò a raccontarmene uno.
C'era mio papà.
Era morto nel 1963. Io avevo soltanto diciannove mesi e non conservo alcun ricordo di lui. Lo conosco attraverso i racconti di mia madre e di chi gli ha voluto bene.
Nel sogno erano insieme, in Contrà Sella, qui in Valdastico. Scavavano la ghiaia nel torrente Astico, come facevano tanti anni fa. Quella ghiaia sarebbe stata poi setacciata e venduta ai costruttori di case.
Faceva freddo. Un freddo intenso. Le mani erano piene di geloni, ma si continuava a lavorare, perché allora la fatica era semplicemente parte della vita.
Poi tornavano a casa.
Entravano in una grande stanza dove c'era un armadio. Un armadio grande, antico.
La mamma si fermò per un istante e pronunciò una frase che oggi custodisco nel cuore più di ogni altra.
«Quello era l'armadio dei nostri ricordi.»
Dentro c'era tutta la loro vita insieme.
I sacrifici, il lavoro, le difficoltà, l'amore e gli anni condivisi.
Quando mi raccontò quel sogno, non immaginavo che sarebbe diventato uno degli ultimi ricordi che avrei conservato di lei.
Oggi penso che forse mia mamma stesse già percorrendo una strada che io non riuscivo ancora a vedere.
Forse quella distanza che la separava da mio papà da più di sessant'anni si stava lentamente accorciando.
E oggi mi piace immaginarli di nuovo insieme.
Mi piace pensare che quell'armadio dei ricordi esista davvero.
Un luogo dove nulla si perde.
Dove ogni abbraccio, ogni sacrificio, ogni sorriso e ogni gesto d'amore trovano il loro posto.
E forse è proprio lì che mia mamma e mio papà si sono ritrovati.
Io resto qui, con il dolore della sua assenza, ma anche con la gratitudine di averle potuto stringere la mano fino all'ultimo istante.
Perché l'amore non finisce quando una persona se ne va.
Continua a vivere nei ricordi.
E forse i ricordi non servono a trattenere chi amiamo, ma ad accompagnarlo con gratitudine fino all'ultimo tratto del suo cammino.
gino
