Mi è venuta in mente una cosa: ma voi ve ne siete accorti?
Una volta accendevi la televisione e, soprattutto
nei programmi per bambini, era un continuo di pubblicità di giocattoli.
Macchinine, costruzioni, soldatini, bambole, piste, giochi da tavolo… sembrava
quasi che il mondo dei bambini fosse fatto di quelle cose.
Ricordo il Carosello: era pieno di pubblicità che
parlavano di giocattoli e di fantasia. Bastava poco per inventarsi un gioco e
passare un pomeriggio intero.
I miei giocattoli, poi, avevano un valore
particolare. Arrivavano quasi sempre dagli zii che erano emigrati in Francia
per lavorare. Ogni volta che tornavano portavano qualcosa.
Le macchinine, alcune delle quali conservo ancora
oggi. I Lego. Il trenino. E poi la ruspa, quella che io chiamavo in dialetto “la
pachera”.
Quella era una cosa incredibile. Era rossa,
andava a pile, aveva un meccanismo piuttosto complicato e, a pensarci oggi,
forse anche un po' pericoloso per un bambino.
Io però avevo una qualità particolare: ero
bravissimo a smontare i giocattoli.
Il problema era che poi non ero altrettanto bravo
a rimontarli.
E così, inevitabilmente, dopo qualche
esperimento, molti finivano ai margini e non venivano più usati.
La mia “pachera”, invece, rimase per anni sul
ripiano più alto della vecchia credenza della cucina. Quella ruspa rossa era
diventata quasi un pezzo dell'arredamento. La vedevo lì ogni giorno, ma ormai
non potevo più usarla. Probabilmente perché l'avevo smontata talmente bene che
nessuno aveva più idea di come farla funzionare.
Eppure me la ricordo ancora.
Oggi invece sembra che il giocattolo abbia quasi
cambiato nome. Telefonini, tablet, console, videogiochi, dispositivi
elettronici. Anche quando si parla di tecnologia che un tempo aveva un'immagine
quasi giocosa, è cambiato il modo di raccontarla.
Pensate ai droni. Fino a qualche anno fa li
associavamo a qualcuno che si divertiva a farli volare, a fare riprese
dall'alto, a filmare paesaggi e vacanze. Oggi, quando sentiamo parlare di droni
al telegiornale, molto spesso sono associati alla guerra.
Non è un discorso contro la tecnologia. Sarebbe
sciocco farlo.
Mi chiedo però se abbiamo perso qualcosa per
strada.
Perché un giocattolo non serviva soltanto a
divertirsi. Serviva a immaginare, costruire, inventare storie. E qualche volta
anche a smontare quello che avevi appena ricevuto, senza più riuscire a
rimontarlo.
Una scatola di cartone poteva diventare una casa,
una coperta un castello e due sedie un'automobile.
Forse il problema non è che i bambini oggi
abbiano troppa tecnologia.
Forse è che noi adulti abbiamo smesso di dare
abbastanza spazio alla fantasia.
E allora mi viene da chiedere: voi ve li
ricordate i giocattoli di una volta? Qual era quello a cui eravate più
affezionati?
gino
