NOME SCIENTIFICO: Aquila
chrysaetos
Ordine: Falconiformes Famiglia: Accipitridae
Forse la caratteristica più importante dell’Aquila reale, tale da farne appunto il migliore emblema per le bandiere di ogni tempo, è quella della fedeltà. Insieme per la vita, maschio e femmina di Aquila reale conquistano un territorio, nel quale restano per anni, costruendo una pluralità di nidi e scegliendo di anno in anno il più adatto. Grande cacciatrice, l’Aquila reale può sollevare prede piuttosto pesanti, anche fino a 20 kg, per lo più roditori o altri piccoli mammiferi. Al contrario di quel che si pensa, l’Aquila reale non costruisce il nido sulle vette più alte, ma attorno ai 2000 m, dove trova le migliori condizioni in termini di relativa abbondanza delle prede. Grande rapace, l’Aquila reale può raggiungere gli 87 centimetri di lunghezza, per un’apertura alare che può sfiorare i 220 cm (la sola coda nella specie può misurare oltre 30 cm). Abbastanza uniforme il piumaggio, nelle varie sfumature del bruno e del castano. Solo il capo presenta striature dorate, un fatto che spiega l’origine latina (o meglio greca) del nome, che letteralmente si traduce “Aquila d’Oro”. Molte le sottospecie di Aquila reale presenti in Europa. La chrysaetos è quella con l’areale più vasto, essendo presente dall’Europa Occidentale fino alla Siberia. Altre sottospecie si suddividono il globo tra Nord Africa e Asia Minore, Americhe e resto dell’Asia. In Italia è presente soprattutto sulle Alpi, con importanti aree di nidificazione lungo la fascia appenninica, Sicilia e Sardegna orientale.
Un tempo diffusa anche nelle sterminate pianure del continente, attualmente l’Aquila reale in Europa è classificata come specie rara, e confinata nelle regioni montuose. In costante declino fino al 1990, la popolazione europea di Aquila reale ha poi conosciuto un periodo di relativa stabilità, con la popolazione attuale nell’Ue che però non supera le 4.100-4.500 coppie, pari a poco meno della metà della popolazione continentale complessiva. Di queste, solo circa 500 (tra 476 e 541) nidificano abitualmente nel nostro Paese, che la protegge sia grazie alle previsioni della Direttiva Uccelli, sia in conseguenza dell’inclusione nella Lista Rossa Nazionale, oltre alle stringenti tutele previste dalla legislazione venatoria. Data la consistenza ridottissima della popolazione globale, la tutela della popolazione italiana – pari al 5-6% della popolazione complessiva della specie, al 12% di quella comunitaria – riveste un’importanza fondamentale nel futuro della specie in Europa. Abbondantemente studiata, la specie ha mostrato in Italia un andamento abbastanza confortante negli ultimi anni, pur con locali decrementi concentrati soprattutto nella fascia appenninica. Le ultime stime parlano di circa 135 coppie sulle Alpi occidentali, meno di 60 in quelle centrali, circa 200 in quelle orientali. Molto più ridotta la popolazione appenninica, con una trentina di coppie distribuite sull’Appennino settentrionale, altrettante in quello centrale, non più di 10 in quello meridionale. Ridotta a circa 15 coppie in Sicilia, l’Aquila reale è invece più diffusa in Sardegna, con una cinquantina di coppie censite. Il dato più importante – da cui dipende il generale aumento della specie – è costituito dal deciso incremento della popolazione alpina, con ricolonizzazione di aree abitate storicamente e un’espansione anche in ambienti non ottimali quali le Prealpi lombardo-venete. Anche la popolazione appenninica, pur con“performance” nettamente inferiori, si dimostra in uno stato di salute relativamente buono.
L’Aquila reale in Italia è legata ad ambienti montuosi nei quali siano presenti ampie aree aperte quali pascoli e praterie e al tempo stesso pareti rocciose in cui costruire il nido. Non così in altre aree d’Europa, dove la specie non disdegna le immense e fredde pianure costellate di foreste. La prima necessità dell’Aquila è quella comunque di costruire il nido in un sito adatto per potervi trasportare prede importanti, e per questo evita foreste troppo fitte o aree acquitrinose.
Specie caratterizzata da un bassissimo successo riproduttivo (il tasso d’involo medio non supera in molti casi un individuo l’anno per coppia di successo), l’Aquila reale dipende in modo particolare dalla disponibilità delle specie-preda. In generale, il successo riproduttivo appare legato in modo proporzionale alla densità e disponibilità di queste prede. Alla occasionale scarsità di prede, si aggiunge quella che attualmente appare la più importante minaccia che incombe sulla popolazione alpina, ossia il disturbo ai siti riproduttivi, che è determinato soprattutto dall’eccessivo sfruttamento di queste zone a fini turistici. Anche pratiche sportive quali volo a bassa quota e arrampicate sportive possono causare notevoli problemi all’Aquila reale, che deve far fronte anche al fenomeno dell’abbandono delle attività agro-pastorali tradizionali con conseguente riduzione di pascoli e ambienti aperti, fondamentale terreno di caccia per la specie. Avvelenamento, impatto contro cavi aerei e abbattimenti illegali sono altre minacce che si affiancano alla perdita di habitat e alla occasionale scarsità di cibo. Sono comunque l’abbandono della montagna da un lato e la sua eccessiva antropizzazione a scopo turistico dall'altro, i fattori attualmente più critici per questa specie sulle Alpi.
Specie caratterizzata da un bassissimo successo riproduttivo (il tasso d’involo medio non supera in molti casi un individuo l’anno per coppia di successo), l’Aquila reale dipende in modo particolare dalla disponibilità delle specie-preda. In generale, il successo riproduttivo appare legato in modo proporzionale alla densità e disponibilità di queste prede. Alla occasionale scarsità di prede, si aggiunge quella che attualmente appare la più importante minaccia che incombe sulla popolazione alpina, ossia il disturbo ai siti riproduttivi, che è determinato soprattutto dall’eccessivo sfruttamento di queste zone a fini turistici. Anche pratiche sportive quali volo a bassa quota e arrampicate sportive possono causare notevoli problemi all’Aquila reale, che deve far fronte anche al fenomeno dell’abbandono delle attività agro-pastorali tradizionali con conseguente riduzione di pascoli e ambienti aperti, fondamentale terreno di caccia per la specie. Avvelenamento, impatto contro cavi aerei e abbattimenti illegali sono altre minacce che si affiancano alla perdita di habitat e alla occasionale scarsità di cibo. Sono comunque l’abbandono della montagna da un lato e la sua eccessiva antropizzazione a scopo turistico dall'altro, i fattori attualmente più critici per questa specie sulle Alpi.
Trovo l'aquila un animale meraviglioso. Una volta ho avuto un incontro ravvicinato con un esemplare stupendo...un regalo meraviglioso che non dimenticherò mai!!
RispondiEliminaEro in escursione in montagna con un gruppo di amici e, stranamente regnava il silenzio...tutti eravamo presi dai nostri pensieri.....dietro una curva del sentiero, tra le rocce, spuntava la testa maestosa e fiera di questo rapace...è stato uno scambio di sguardi di pochissimi secondi ma l'emozione provata è un ricordo splendido!!!