Riassunto veloce, senza girarci attorno.
A Schio volevano ampliare la cava di Pianezze: 300 mila metri cubi di materiale in dieci anni, mine ed esplosivi, più rumore, più polvere, più traffico pesante. Area delicata dal punto di vista idrogeologico, vicino a zone abitate.
La Regione ha detto no.
Stop all’ampliamento.
Perché? Perché l’intervento è stato ritenuto incompatibile con l’ambiente, con la salute e con la vivibilità delle comunità locali.
E qui arriva la parte interessante.
Il Comune ha espresso parere contrario.
I cittadini si sono mossi.
Comitati, osservazioni tecniche, partecipazione.
Risultato? La montagna, almeno stavolta, non si tocca.
Morale semplice:
quando amministrazione e cittadini vanno nella stessa direzione, i “mangiatori di montagna” si possono fermare. Non con le urla sui social. Con atti, documenti, pareri, presenza.
Non è poesia. È metodo.
Ora la parte che fa male.
Se questo è possibile altrove, allora viene spontanea una domanda: da noi cosa succede?
Perché quando si parla di scelte che cambiano il territorio per decenni, non si vede la stessa compattezza?
Perché non si percepisce quella stessa linea chiara tra istituzioni e comunità?
L’insegnamento che mi porto a casa è uno solo:
quando un territorio si difende, si vede.
Quando non si difende… si vede lo stesso.
Forse da noi amministrazione e cittadini sono soddisfatti di quello che sta succedendo davanti ai loro occhi.
Oppure semplicemente ci siamo abituati.
E l’abitudine è il miglior alleato di chi consuma, scava, svuota.
La differenza non la fa il destino.
La fa la volontà.
E quella, volendo, non manca mai.
gino