Conoscersi… o credere di conoscersi? (spero l’ultima volta)

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È la seconda volta che torno su questo argomento.
E lo dico senza giri: mi auguro davvero sia l’ultima.

Perché se uno deve ripetersi, vuol dire che il messaggio non è arrivato. O non si vuole capire.

Negli ultimi tempi ho capito una cosa semplice: le persone non le conosci mai davvero.
Nemmeno quelle che frequenti da anni.

Basta poco — una parola, un atteggiamento, un modo di fare — e ti accorgi che l’idea che ti eri fatto era solo parziale. A volte completamente sbagliata.

E allo stesso modo, capita di trovare affinità dove sembravano evidenti… e poi scoprire che erano solo di superficie.

Non è un dramma. È la realtà.

Quello che invece ho capito è un altro punto: non tutti i pareri sono necessari.
E soprattutto, non tutti i consigli sono utili.

C’è una differenza tra confronto e rumore.
E ultimamente di rumore ce n’è stato fin troppo.

Per questo ho fatto una scelta precisa: ho chiuso i commenti, sul blog e sui social.
Non per paura di opinioni diverse, ma perché non ho più voglia di trasformare ogni pensiero in una discussione.

Questo spazio non è nato per quello.

Se a qualcuno non piace quello che scrivo, la soluzione è semplice e senza polemica: non leggermi.
Funziona meglio per tutti.

Ci sono poi argomenti — autostrada, acqua, cava — su cui ho già detto tutto.
Non ho intenzione di tornarci sopra, né di riaprire confronti infiniti che non portano da nessuna parte.

Se la pensate diversamente, va bene così.
Ma non è necessario discuterne per forza.

Ho quasi 65 anni.
Le mie idee me le sono costruite con il tempo, e non sento il bisogno di metterle ogni volta in discussione per accontentare qualcuno.

Scrivo per mettere in ordine i miei pensieri.
Non per raccogliere approvazioni, né per fare dibattiti.

Chi si ritrova in quello che scrivo, bene.
Chi non si ritrova, ha tutta la libertà di passare oltre.

Senza attriti inutili.
E, soprattutto, senza rumore.

 

gino