Un consiglio ai lavoratori della cava: Io personalmente inizierei a guardarmi intorno e valutare alternative
Lo dico senza cattiveria, ma con sincerità.
Se lavorassi in cava,
inizierei seriamente a guardarmi intorno.
Perché quella polvere la respirate voi per primi e noi che viviamo qui subito
dopo.
Lo dico chiaramente.
Questa presa di posizione non la sto facendo
per i lavoratori della cava.
La sto facendo per me e per le persone che mi sono care.
Sono stanco di vedere nuvole di polvere,
di respirarle e di vedere continuamente camion passare a velocità elevate
carichi di ghiaia e senza teli di protezione.
Poi ognuno della propria vita fa quello che
vuole.
Io spero che chi lavora in cava sia informato
dei rischi che corre.
Oggi le informazioni esistono: chi vuole può informarsi.
Durante la raccolta firme abbiamo sentito dire frasi del tipo:
- “Non
posso firmare, mio nipote lavora in cava.”
- “Non
posso firmare, mia figlia ha il compagno che lavora in cava.”
Capisco l’affetto per i familiari.
Ma la domanda vera dovrebbe essere un’altra:
che aria respirano ogni giorno?
Le polveri più pericolose sono quelle che non
si vedono: PM10, PM2.5 e altre particelle sottili.
Se quelle invisibili fanno danni, immaginate quando si vedono anche a occhio nudo, qualche domanda credo sia legittimo farsela.
Sul sito dell’azienda è indicato che l’attività è
certificata secondo le norme ISO 9001:2015 e ISO 45001, relative
alla qualità e alla sicurezza sul lavoro.
Questo significa che il tema della sicurezza esiste ed è riconosciuto anche nei documenti ufficiali.
Ricordo ancora il marito della santola
Margareta, Lorenzi Giuseppe, ma tutti lo chiamavano Bepi Borana.
Aveva lavorato per circa undici anni nelle
miniere in Brasile ed era malato di silicosi.
Vedere la fatica che faceva a respirare negli ultimi anni della sua vita è
qualcosa che non si dimentica.
Forse era un caso limite.
Ma certe immagini fanno riflettere.
Perché gli errori fatti da giovani a volte insegnano…
ma in questo caso presentano il conto quando si diventa vecchi.
Non dovremmo essere noi a preoccuparci dei vostri
nipoti o dei vostri futuri generi.
Pensateci voi.
Io difendo quello che mi riguarda: la mia
salute e l’aria che respiro.
Perché alla fine, come dicevano gli antichi:
Post mortem omnes mortui.
gino
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dell’autore basate su percezioni dirette e su informazioni disponibili
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