Valdastico: il futuro corre, noi guardiamo la montagna che cala

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Lo spunto mi è arrivato leggendo un post sul blog di Beppe Grillo👀.

Parlava della Cina che corre: piani quinquennali, supercomputer, 6G, data center enormi, città intelligenti costruite come fossero margherite in primavera. Un Paese che forma specialisti a migliaia e punta all’autosufficienza totale.

Fare un confronto con la nostra realtà è assurdo, lo so.
Eppure ti viene spontaneo.

A Valdastico siamo ancora impantanati nei soliti discorsi del passato, fermi a ruminare sempre le stesse storie.
Loro parlano di innovazione, noi fatichiamo persino a far dialogare amministrazione e cittadini.
Loro pianificano il 2030 e il 2035.
Noi rimaniamo inchiodati al “si è sempre fatto così”.

E la verità è semplice: non siamo indietro perché siamo piccoli, ma perché restiamo fermi.
Guardiamo nello specchietto retrovisore mentre il resto del mondo ha già messo il pilota automatico. Così, a Valdastico come in Italia, non solo siamo indietro: siamo già nella zona rischio estinzione… estinzione dalla mappa dell’innovazione.
Altro che competere con la Cina: qui rischiamo di non competere nemmeno con noi stessi.

Per un periodo ho creduto che si potesse puntare un po’ sul turismo.
Abbiamo la ferrata, i murales, una natura che in parte è ancora autentica.
Ma che turismo vuoi immaginare se davanti abbiamo una cava che si mangia la montagna un pezzo alla volta?
E poi c’è la Valdastico Nord, che le nuove amministrazioni definiscono “prioritaria”😔.

Parliamo di sentieri, natura, percorsi… poi alzi lo sguardo e vedi un muro di ghiaia, con camion che salgono e scendono come fosse l’autostrada.
È come vendere una casa con vista mare e ritrovarsi un capannone davanti.

Diciamola come sta: così diventa difficile perfino immaginare un futuro normale altro che turistico.
Perché se la montagna sparisce, sparisce anche quello che abbiamo di più vero.

Prima di parlare di “sviluppo turistico”, forse dovremmo chiederci quanto ancora siamo disposti a sacrificare del nostro territorio.
Perché una valle che si consuma non porta turismo.
Porta solo rimpianti🙏.

gino