Non è mia abitudine fare pubblicità alle attività
locali.
Questo blog non è nato per quello.
Però ogni tanto vale la pena fare un’eccezione,
soprattutto quando succede qualcosa che va un po’ controcorrente.
Nel nostro paese siamo ormai abituati a vedere il
contrario: serrande che si abbassano, negozi che chiudono, servizi che
spariscono.
Per questo vedere un giovane che decide di aprire
un’attività è quasi una notizia.
È il caso di Andrea Sberze, che ha aperto
la sua pizza d’asporto I Cogoletti Express.
Aprire un’attività oggi, soprattutto in un
piccolo paese di montagna, non è una passeggiata.
Servono soldi, tempo, energie e soprattutto una buona dose di coraggio.
Perché nessuno ti garantisce che funzionerà.
Può andare bene.
Può andare male.
Ma una cosa è certa:
Andrea almeno ci ha provato.
E già questo, oggi, non è poco.
In territori come il nostro chi decide di
mettersi in gioco è quasi una mosca bianca.
Molti giovani se ne vanno, e spesso anche
giustamente: qui le opportunità sono poche e la burocrazia non aiuta di certo.
Per questo ogni volta che qualcuno decide di
investire nel proprio paese andrebbe sostenuto.
Non solo con le parole.
Ma anche con i fatti.
In altri paesi
lo fanno già
In alcune parti d’Italia lo hanno capito da
tempo.
Nel comune di Candela, ad esempio, sono stati
introdotti contributi economici per chi apre un’attività o decide di
trasferirsi nel paese, proprio per contrastare lo spopolamento.
Nel piccolo comune di Borgomezzavalle sono stati
previsti bonus economici e incentivi per chi apre nuove attività, nel
tentativo di riportare vita nel territorio.
Anche a Ollolai, diventato famoso per le case
a un euro, esistono agevolazioni per chi decide di avviare attività
artigianali o turistiche.
E nel borgo di Santo Stefano di Sessanio sono
stati previsti contributi per giovani imprenditori che vogliono aprire
attività legate al turismo e ai servizi locali.
Tutte iniziative nate da un’idea molto semplice:
se qualcuno decide di investire nel paese,
bisogna aiutarlo.
Io però una domanda me la faccio.
Se un Comune riesce a trovare 150.000 euro da
distribuire alle tre Pro Loco, possibile che non riesca a trovare qualche
forma di incentivo per un giovane che apre un’attività?
Un’idea potrebbe essere molto semplice:
agevolazioni o zero tasse comunali per i primi
anni di attività.
Non sarebbe una spesa inutile.
Sarebbe un investimento nel futuro del paese.
Perché ogni attività che apre porta movimento,
persone e un po’ di vita in più.
Lo dico anche per esperienza personale.
Sono partita IVA dal 2018 e sto vedendo
sulla mia pelle quanto sia difficile tirare avanti tra tasse, costi e
burocrazia.
Per questo quando vedo qualcuno che decide
comunque di provarci, mi viene spontaneo dirgli una cosa semplice:
un grande in bocca al lupo.
Un piccolo gesto
Questo post non è una pubblicità.
È semplicemente un abbraccio simbolico a
chi prova a costruire qualcosa nel proprio paese.
Spero davvero che altri giovani seguano l’esempio
di Andrea.
Perché i paesi non si tengono vivi con i
discorsi.
Si tengono vivi con le persone che decidono di
restare e fare qualcosa.
E a volte basta anche una pizza d’asporto per
accendere una piccola luce. 🍕
Gino

