Bianco e nero

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 La foto che vedete era a colori.

L’ho scelta in bianco e nero perché racconta una serata felice tra amici, ma oggi quella felicità ha un’assenza dentro. E quando manca una persona, il colore a volte diventa fuori posto. Il bianco e nero, invece, lascia spazio al rispetto e al silenzio.

Quando se ne va qualcuno, è sempre un momento duro per tutti. Ma ci sono legami che pesano di più, perché hanno radici lunghe.
Per me Antonuccio era un coscritto. Abbiamo condiviso un pezzo d’asilo, tutte le elementari, le medie e poi anni importanti da chierichetti con don Francesco Zago. Quattro, cinque anni passati tra navate, sacrestia e campane. A pensarci oggi, con tutto quel servizio, una pensione ce l’avrebbero anche potuta riconoscere.

Ci siamo detti, col tempo, che ci eravamo persi di vista. Ma in un borgo piccolo come il nostro è quasi impossibile non incontrarsi. E infatti ci si vedeva spesso, anche solo per caso, due o tre volte alla settimana. Bastava uscire di casa.

A volte ci si fermava al Bar dei Forni. Lui con la sigaretta sempre lì, io con la voglia di fare due parole. Antonuccio aveva la battuta pronta, e non era mai chiaro se stesse parlando sul serio o se stesse scherzando. Spesso lo capivi solo dopo, magari tornando a casa. Ed era proprio quella sua leggerezza a renderlo riconoscibile.

Ora quella leggerezza manca.
Manca una presenza che non faceva rumore, ma che c’era. Manca una voce che non cercava attenzione, ma sapeva riempire i vuoti. In un paese piccolo come il nostro, certe assenze non passano inosservate: restano appese nell’aria, nei bar, nelle strade che si percorrono ogni giorno.

Ci mancherai, Antonuccio.
E forse il modo migliore per ricordarti è proprio questo: una foto senza colori, qualche parola sincera, e il pensiero che certe serate felici continuano a vivere anche quando qualcuno, a quella tavolata, non può più sedersi.

                                                                                                                      Koscri gino